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Putin si nasconde? Ecco dove potrebbe essere il dittatore

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Se lo sono chiesti in molti: mentre le sue truppe stanno martoriando le città dell’Ucraina, dove si nasconde Vladimir Putin? Sono davvero pochi quelli che lo credono al Cremlino, soprattutto ora che nei suoi discorsi patriottici ha iniziato a parlare dei “traditori della Russia” e che, probabilmente, inizia a temere per la sua incolumità. Come ogni tiranno che si “rispetti”, anche Putin ha disseminato la Russia di bunker nei quali rifugiarsi per sentirsi al sicuro. Dove nascondersi, un po’ come i topi. Giusto per ricordare altri suoi pari, si potrebbe parlare dei bunker di Muammar Gheddafi o di Saddam Hussein o del più tristemente famoso Adolf Hitler, che in un bunker si tolse la vita. Coraggioso abbastanza per organizzare e compiere un genocidio, ma non abbastanza per risponderne davanti al mondo. Enver Hoxha ne fece costruire circa 700 mila sul ristretto territorio dell’Albania. 

E Putin? Dove si rifugia quando non è a fare dimostrazioni di forza e sicurezza in diretta tv?

Altaj 

La repubblica dell’Altaj corrisponde a un’area montuosa situata nel sud della Siberia, al confine con il Kazakistan, la Cina e la Mongolia. Uno dei rifugi che Putin reputa più sicuro sembra si trovi proprio qui e dicono che si allontani solo per i suoi discorsi presidenziali al Cremlino, per mostrarsi in pubblico sicuro e sereno, o per incontrare Aljaksandr Lukašėnka, l’unico alleato che gli è rimasto.

Propaganda

Come accade in tutte le dittature, se il dissenso può essere “controllato” con la repressione, gli arresti e le sparizioni, il resto della popolazione si gestisce con la propaganda. Venerdì 18 marzo è successo qualcosa tanto incredibile quanto sconcertante. Mentre in Ucraina la popolazione cerca riparo dalle bombe, conta decine di bambini tra le vittime, è costretta a vedere le proprie città ridotte in macerie, in Russia il regime organizza manifestazioni di potere. Per l’ottavo anniversario della conquista della Crimea, Putin ha pensato bene di dare vita a un mega evento allo stadio e di riempirlo di migliaia di cittadini sorridenti. È stato tutto trasmesso in diretta tv e ha visto succedersi sul palco conduttori e cantanti con tanto di Z cucita o appuntata sulla giacca. La Z (lettera che in cirillico non esiste) è diventata il simbolo dei carri armati russi e starebbe ad indicare la denazificazione che i russi sostengono di star compiendo in Ucraina. Sul palco c’erano anche atleti russi, esclusi alle Olimpiadi per colpa delle sanzioni. 

#Puteens

È il nuovo hashtag della rivolta. Pu-teens è l’etichetta che si sono dati i giovani nati sotto la dittatura di Putin e che vorrebbero vivere in una Russia completamente diversa. Contrariamente a quanto si creda, il dissenso verso le restrizioni del regime e il desiderio di vivere come in Occidente sono sentimenti presenti da sempre nella società russa e che con la guerra in Ucraina si sono semplicemente esacerbati.

La Russia al fianco dell’Ucraina

Mentre gli ucraini combattono e resistono contro i russi, pronti a resistere per sempre – come ha dichiarato qualche giorno fa Vitalij Volodymyrovyč Klyčko, il sindaco di Kiev – c’è una cospicua parte di russi che continua a manifestare contro Putin e contro la sua folle guerra. Coraggiosi, incuranti degli arresti e delle ritorsioni, sono tantissimi i cittadini russi che continuano a scendere in piazza per manifestare il proprio dissenso contro le scellerate decisioni di Putin. Più degli sbandieratori che Putin ha raccolto allo stadio.

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