Paola Barale: “La menopausa non mi ferma”

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Paola Barale attraversa una fase della vita che molte donne vivono in silenzio, spesso con pudore o con la sensazione di dover arretrare. Lei, invece, sceglie di fare l’opposto: racconta, rivendica, normalizza. La menopausa non è per lei un punto di arrivo né una resa, ma un territorio nuovo da esplorare con lucidità, ironia e una sorprendente energia.

In un panorama mediatico che tende ancora a rappresentare le donne mature come figure marginali, Barale si muove con una naturalezza che spiazza e affascina. E, soprattutto, parla di ciò che molte evitano: il corpo che cambia, il desiderio che resta, la necessità di cure adeguate come la terapia ormonale sostitutiva, che lei ha scelto di intraprendere senza tabù.

La sua è una voce che rompe un silenzio culturale radicato. Perché, nonostante i progressi, la menopausa continua a essere percepita come una soglia che separa ciò che una donna “era” da ciò che “non è più”. Barale ribalta la prospettiva: non è un’uscita dal mondo, ma un modo diverso di starci.

Un amore per sé che non chiede permesso

Oggi Paola Barale è single, e lo dice senza malinconia né rivendicazioni. Parla piuttosto di un amore nuovo, rivolto a sé stessa, costruito nel tempo e attraverso le prove della vita.

La perdita della madre, malata di Alzheimer, ha segnato un passaggio emotivo profondo: l’ha costretta a guardare in faccia la fragilità, la solitudine possibile, il bisogno di avere accanto qualcuno quando il corpo non regge più. Ma invece di trasformare questa consapevolezza in paura, l’ha convertita in progettualità.

Non immagina il futuro come un percorso da affrontare in coppia a tutti i costi. Piuttosto, pensa a una rete di affetti adulti, amici che condividono la stessa condizione e che potrebbero diventare una sorta di famiglia scelta. Un modello di convivenza che sempre più persone della sua generazione stanno iniziando a considerare: non più l’idea tradizionale di nucleo, ma una comunità affettiva costruita su affinità e sostegno reciproco.

Il desiderio non ha età

Tra le dichiarazioni che più hanno fatto discutere c’è quella di preferire uomini più giovani. Barale lo dice con la schiettezza che la contraddistingue: non è una questione estetica, né un cliché da copione televisivo. È una questione di energia, di vitalità, di sguardo sul mondo.

Gli uomini della sua età, racconta, spesso si portano dietro un bagaglio di acciacchi e rigidità che non sente più affine al suo modo di vivere. Non cerca una relazione, non la sta aspettando, ma se deve immaginare una vacanza, un’avventura, un incontro leggero, preferisce qualcuno che abbia ancora addosso la spinta della giovinezza.

Non è un capriccio, né un giudizio. È un modo di riconoscere ciò che la fa stare bene. E soprattutto, è un modo per sottrarsi a un doppio standard che ancora oggi pesa sulle donne: un uomo maturo con una partner più giovane è considerato normale; una donna matura che fa lo stesso viene spesso giudicata.

La Barale non accetta questo schema e lo smonta con naturalezza. Il desiderio, dice, non è mai venuto meno. E non c’è motivo per cui dovrebbe farlo.

La menopausa come tema pubblico

Uno dei passaggi più importanti del suo racconto riguarda la terapia ormonale sostitutiva. Barale ne parla apertamente, spiegando come l’abbia aiutata a vivere la menopausa senza perdere vitalità, lucidità e benessere.

Ma non si limita alla dimensione personale: denuncia il costo elevato dei trattamenti e la mancanza di un sostegno pubblico adeguato. Ricorda che ogni uomo, direttamente o indirettamente, ha a che fare con la menopausa: madri, sorelle, compagne, colleghe. Eppure, il tema resta ai margini, quasi fosse un fatto privato da gestire in silenzio.

La sua posizione è chiara: la menopausa è una fase fisiologica, non una malattia. Ma richiede attenzione, informazione, accesso a cure appropriate. E soprattutto, richiede che la società smetta di considerarla un marchio di “fine corsa”.

Un corpo che cambia, ma non si arrende

Il merito più grande di Paola Barale è forse quello di proporre una narrazione diversa del corpo femminile maturo. Non un corpo che si ritira, ma un corpo che cambia e continua a desiderare, a scegliere, a vivere.

La sua storia parla di autonomia, di consapevolezza, di libertà. Libertà di non avere un partner, libertà di averne uno più giovane, libertà di curarsi, libertà di non giustificarsi. In un Paese in cui la menopausa è ancora un tabù, la sua voce è un invito a guardare questa fase della vita con occhi nuovi: non come una perdita, ma come una trasformazione. E soprattutto, come un momento in cui una donna può dire, senza esitazioni: la menopausa non mi ferma.