Le parti del corpo più inutili secondo l’evoluzione

Advertisements

Immaginate di catapultarvi indietro nel tempo, nel giorno zero dell’anno zero: quando aprirete gli occhi osserverete le vostre braccia, le vostre mani, vi toccherete il viso. Magari vi caccerete un dito nell’occhio inavvertitamente. Se sarete riusciti a lasciarne intatto almeno uno, potrete osservare il mondo che vi circonda: pini marittimi, fichi d’india, gardenie, cinghiali intenti a studiare la vostra prossima mossa, fastidiose formiche che vi punzecchiano i piedi. Ebbene, questo è lo spettacolo del creazionismo, teoria secondo cui ogni specie animale e vegetale esistente sia stata creata così come la vediamo oggi.

Qualcuno, però, la pensa diversamente: ci siamo evoluti dalle scimmie, diceva Darwin. E se così fosse, perché mai dopo milioni di anni di evoluzione il corpo umano si porta dietro parti inutili? E no, il cervello non rientra in questo discorso. Ecco a voi le parti del corpo più inutili secondo l’evoluzione.

Tubercolo di Darwin e muscoli auricolari

Sin da piccolo ho ammirato con grande invidia uno dei doni innati di mio padre: quello di muovere le orecchie. Lui fa parte del 25% delle persone al mondo che riesce a sfoggiare tale abilità. Forse i muscoli auricolari potranno essere utili per far colpo sul vostro prossimo partner, ma il tubercolo di Darwin, la sporgenza di cartilagine sul bordo esterno del padiglione auricolare, non serve più a nulla. A meno che non dobbiate sfuggire ai predatori: servivano ai nostri antenati per percepire meglio i rumori.

Peli superflui e muscolo erettore del pelo

I muscoli erettori del pelo, presenti alla base dei follicoli piliferi di mammiferi e uccelli, una volta contratti fanno rizzare il pelo e le piume, utili per proteggersi dal freddo o per sembrare più grossi agli occhi dei predatori. Ma chi ha mai desiderato quel bel maglioncino di pelo sul petto o sulla schiena in situazioni di pericolo?

Muscolo palmare lungo (avambraccio) e muscolo plantare (piedi)

Il muscolo palmare lungo si estende dal gomito verso il polso e serviva per muoversi con più agilità sugli alberi. Anche il muscolo plantare, scomparso nel 5-10% degli esseri umani, era utile per le arrampicate dei nostri progenitori. Se siete tra quelli che prendono alla lettera l’espressione “giungla urbana”, evitate comunque di scalare palazzi.

Organo vomeronasale

Posto in una cavità della narice o nella parte superiore del palato, l’organo vomeronasale o “organo di Jacobson”, presente in quasi tutti gli animali (uomo compreso), serve per captare i feromoni rilasciati dai potenziali partner disponibili all’accoppiamento. Peccato che negli homo sapiens sapiens questo gioiellino biologico non sia collegato al cervello e quindi non è funzionante. Mi spiace ragazzi, vi toccherà usare ancora Tinder.

Denti del giudizio

Gli ultimi quattro molari venivano chiamati del “giudizio” già nell’antica Roma: “dens sapientiae”. Con l’evoluzione, sia le mascelle che le mandibole hanno ridotto le loro dimensioni, lasciando poco spazio per questi ultimi denti. Chi fa parte del 35% della popolazione mondiale che non li possiede non conosce il dolore che provocano al loro arrivo.

Appendice

“Ti accorgi di averla solo quando devi toglierla: che cos’è?” La risposta è alquanto facile: l’appendice. Quel piccolo tubicino lungo dai 5 ai 9 cm nell’intestino crasso. Un tempo serviva ai nostri antenati per digerire cibi ricchi di lignina e cellulosa, mentre oggi non è in grado di assorbire alcun nutriente.

Il coccige

A quanti di noi non è mai capitato di atterrare pesantemente sul proprio “lato b” e provare un dolore lancinante subito sotto la zona lombare? È qui che si trovano le ultime quattro vertebre della nostra spina dorsale, saldate tra loro come fossero un’unica struttura ossea che viene denominata coccige. È ciò che resta della coda degli umani.

Plica semilunaris

Osservate i vostri occhi allo specchio, precisamente verso l’angolo interno: noterete una piega che assomiglia ad una terza palpebra, la plica semilunaris o plica della congiuntiva. È ancora presente in uccelli, rettili, anfibi, pesci e, appunto, anche nell’uomo. Ai nostri avi serviva per proteggersi dai raggi solari, senza che questi impedissero loro di vedere. Sebbene sia funzionante, che non vi venga la geniale idea di fissare il sole: vi accechereste all’istante!

Capezzoli maschili

Non ci crederete mai ma anche nelle cronache recenti (nel 2002 i media di mezzo mondo hanno parlato della storia del signor Wijeratne dello Sri Lanka) sono stati documentati casi di allattamento maschile, pur trattandosi di eventi più unici che rari. È proprio un mistero: come mai la natura ha donato anche agli uomini dei capezzoli?

Loading...