Addio Diego Armando Maradona, adiós “mano de Dios”!

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Diego Armando Maradona: il genio e la sregolatezza, l’energia ed il carisma, la forza atletica e la debolezza umana. Il segno indelebile lasciato nella mente e nel cuore del mondo intero che mai lo dimenticherà. E noi vogliamo omaggiarlo iniziando con l’illustrazione di Claudio Marinaccio dell’Huffington Post.

Diego Armando Maradona: un’icona straordinaria, un trascinatore di popoli, un uomo che col suo talento ha ispirato ed entusiasmato il mondo intero. Una persona al di fuori di ogni convenzione, che ha diviso l’opinione pubblica come mai nessun altro. Un argentino che ha incontrato un altro suo connazionale, Papa Francesco, regalandogli la maglia numero 10. Un calciatore a cui il Napoli dedicherà il suo stadio. Un uomo che ha ceduto alle debolezze. Un individuo che, coi suoi comportamenti bizzarri, ha attirato su di sé l’attenzione dei mass media globali ai Mondiali di Russia 2018. “El pibe de oro” era proprio questo: il genio e la sregolatezza, l’energia ed il carisma, la forza atletica e la debolezza umana. Il segno indelebile lasciato nella mente e nel cuore del mondo intero che mai lo dimenticherà.

Maradona. Non esiste persona al mondo che non conosca questo nome, quello del calciatore più grande che la storia abbia mai conosciuto. Quel giocatore che ha trascinato il Napoli alla conquista del suo primo Scudetto e che ha vinto, quasi da solo, la Coppa del Mondo del 1986 con i colori della sua nazione, l’Argentina. “Maradona è megl’e Pelé”, nessuno è stato come lui. Ha sempre sostenuto che il calcio è un gioco basato sull’inganno ed è proprio così che ha vissuto e ha giocato Diego, sia in campo che fuori dal campo.

Se pensiamo che, a soli 24 anni, un timido ragazzino argentino con poca istruzione era già una figura internazionale di spicco e che sulle sue spalle pesavano le aspettative di una nazione e di migliaia di tifosi, tutto questo ha dell’incredibile. Da ragazzino di strada a stella del Boca Juniors, dalla povertà al successo stratosferico con l’ingaggio al Barcellona. Interessato più al divertimento più che alla concentrazione dentro al campo.

Dal 5 luglio 1984 la sua vita svolta del tutto: è il giorno del suo arrivo a Napoli con un ingaggio da record mondiale… e nei sette anni successivi scatenerà l’inferno. Un periodo pazzo quello che si svolge in Italia, quello che racchiude i suoi maggiori trionfi, qui, nella città di Napoli. Qui Diego diventa un vero e proprio Dio, sconfiggendo potenze del calibro della Juve, del Milan e dell’Inter col suo talento di fuoriclasse. È Napoli il fulcro della sua vita, della sua ribellione e della sua gloria. Quasi come se fosse un sogno: il 10 maggio 1987 il Napoli si aggiudica il primo Scudetto della storia proprio grazie a lui. E in sette anni di militanza nella squadra biancazzurra (guarda caso, i colori della sua Argentina) Maradona sfiorerà le 200 presenze, conquistando anche un secondo Scudetto.

Nel 1986 Diego porta la sua nazionale alla finale della Coppa del Mondo, vincendo contro la Germania dell’Ovest per 3 a 2. Ma lo spettacolo vero e proprio avviene nei quarti di finale, contro l’Inghilterra. È qui che il mondo assiste ai goal più simbolici della storia del calcio: inizio del secondo tempo, 51° minuto, Diego Armando Maradona si trova in area avversaria e, in elevazione, scavalca il portiere inglese Peter Shilton facendo goal con il suo pugno sinistro, “La mano de Dios”. E 4 minuti dopo assistiamo ad un momento di pura magia, il goal del secolo: lo slalom parte da centrocampo, Maradona riceve palla da Enrique e, con passo saltellato, testa alta e petto in fuori, scarta 4 avversari con fiammate improvvise prima di dribblare anche Shilton e calciare il pallone in rete segnando il 2 a 0.

Accanto al successo, però, emergono i contrasti: si fa coinvolgere dalla Camorra, inizia ad abusare di stupefacenti, ha una relazione con una donna locale da cui avrà un figlio che lui rinnegherà. Nei mondiali di Italia 1990 la sua patria gli si rivolta contro durante le semifinali, disputate proprio a Napoli, che vedeva sfidarsi l’Italia contro l’Argentina. Dallo stadio pieno del suo primo giorno al Napoli (80.000 persone, prezzo simbolico del biglietto: 1.000 lire) fino al giorno del suo addio, il 17 marzo 1991, completamente solo, inosservato. E nonostante tutto non ha mai smesso di giocare la partita più avvincente: quella con la vita.

La storia di Diego Armando Maradona non ha eguali. Amato o odiato, impossibile dimenticarlo. Adiós “mano de Dios”!

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