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Alimentazione e cancro: cosa sappiamo davvero sul rischio di tumore al colon-retto

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Negli ultimi anni la comunità scientifica ha acceso i riflettori su un fenomeno che sta preoccupando medici e ricercatori: l’aumento dei casi di tumore del colon-retto nelle persone sotto i 50 anni. In Italia, come in molti altri Paesi occidentali, l’incidenza nella fascia under 50 è addirittura raddoppiata. Un dato che ha spinto gli esperti a interrogarsi sulle cause di questa crescita e, soprattutto, sui fattori modificabili che potrebbero contribuire a ridurre il rischio. Tra questi, l’alimentazione occupa un ruolo centrale.

Il tumore del colon-retto è una malattia multifattoriale: non esiste un’unica causa e non esiste un singolo alimento in grado di determinare da solo l’insorgenza della malattia. Tuttavia, numerosi studi hanno dimostrato che alcune abitudini alimentari possono aumentare o ridurre il rischio nel lungo periodo. È proprio su questo aspetto che si è concentrato un recente studio dell’Università di Harvard, pubblicato su JAMA Oncology, che ha analizzato il legame tra dieta e rischio di sviluppare un tumore del colon-retto in età precoce.

Secondo i ricercatori, un consumo elevato di alimenti ultraprocessati può aumentare il rischio fino al 45%. Si tratta di prodotti industriali ad alta densità calorica, ricchi di zuccheri aggiunti, grassi saturi, sale e additivi: snack confezionati, merendine, cereali zuccherati, bevande gassate, piatti pronti, carni lavorate, fast food. Non è una sorpresa: da anni gli esperti sottolineano che questi alimenti, se consumati frequentemente, possono favorire infiammazione cronica, alterazioni del microbiota intestinale e aumento di peso, tutti fattori che possono contribuire allo sviluppo di tumori.

La dottoressa Katherin Van Loon, specialista in tumori gastrointestinali dell’Università della California, ha spiegato che una dieta equilibrata è uno dei pilastri della prevenzione. Non si tratta di eliminare completamente un alimento, ma di costruire un modello alimentare che privilegi cibi freschi e poco lavorati. Secondo la specialista, è utile ridurre il consumo di carni rosse e carni lavorate, limitare i cereali raffinati e gli zuccheri aggiunti, e preferire fonti di carboidrati integrali come pane e pasta integrali. Anche frutta e verdura, ricche di fibre e antiossidanti, svolgono un ruolo protettivo importante.

La fibra, in particolare, è uno degli elementi più studiati nella prevenzione del tumore del colon-retto. Una dieta ricca di fibre favorisce il transito intestinale, riduce il tempo di contatto tra le sostanze potenzialmente dannose e la mucosa del colon, e contribuisce a mantenere un microbiota sano. Legumi, cereali integrali, frutta fresca e verdure sono alleati preziosi. Non a caso, molte linee guida internazionali raccomandano di consumare almeno 25-30 grammi di fibre al giorno.

La dottoressa Kristin Kirkpatrick, dietista del Department of Wellness & Preventive Medicine della Cleveland Clinic, ha sottolineato un punto fondamentale: non è il singolo alimento a fare la differenza, ma la frequenza con cui lo consumiamo. Mangiare una pizza surgelata una volta ogni tanto non rappresenta un rischio significativo; il problema nasce quando diventa un’abitudine regolare. Lo stesso vale per snack confezionati, bibite zuccherate e fast food: se occasionali, non sono un pericolo, ma, consumati più volte a settimana, possono contribuire a creare un terreno favorevole allo sviluppo di malattie croniche.

Un altro elemento che la ricerca sta approfondendo è il ruolo del microbiota intestinale. L’alimentazione moderna, ricca di prodotti industriali e povera di fibre, può alterare la composizione dei batteri intestinali, riducendo la presenza di specie protettive e favorendo quelle associate a infiammazione e stress ossidativo. Questo squilibrio, chiamato disbiosi, potrebbe essere uno dei meccanismi che spiegano l’aumento dei tumori in età precoce. Anche in questo caso, una dieta ricca di fibre, frutta, verdura e alimenti fermentati può contribuire a mantenere un microbiota più equilibrato.

Naturalmente, l’alimentazione non è l’unico fattore in gioco. Sedentarietà, fumo, consumo eccessivo di alcol, sovrappeso e familiarità con la malattia sono elementi che possono aumentare il rischio. Tuttavia, la dieta è uno dei fattori più facilmente modificabili e rappresenta un’area in cui ognuno può intervenire concretamente.

La prevenzione passa anche attraverso gli screening. Parlare con un medico è fondamentale per capire quando iniziare i controlli, soprattutto se ci sono casi in famiglia o sintomi sospetti. Gli specialisti possono valutare il rischio individuale e consigliare eventuali esami.

In conclusione, la scienza sta ancora cercando di comprendere perché il tumore del colon-retto stia aumentando tra i giovani, ma un dato è chiaro: le abitudini alimentari contano. Scegliere cibi freschi, limitare gli ultraprocessati, aumentare le fibre e mantenere uno stile di vita attivo sono strategie che possono contribuire a ridurre il rischio nel lungo periodo. Non si tratta di rinunce drastiche, ma di equilibrio e consapevolezza.